Giornale di bordo

Appunti, note, ritagli di stampa, commenti, curiosità, citazioni

Grazie Silvio

vignettaberlusconi_340E' ora di aggiornare il post sul Berlusconi Show, quindi ripropongo il post dell'8 novembre 2008, aggiornato delle ultime straordinarie performances del nostro presidente del Consiglio. Grazie Silvio!


Una volta c’era Mike Bongiorno con i suoi incredibili strafalcioni. Oggi c’è Silvio Berlusconi che però di mestiere fa il presidente del Consiglio, non il conduttore di Lascia o Raddoppia o di Rischiatutto.

Ad ascoltare quel che dice, uno legittimamente si chiede: ma Berlusconi c’è o ci fa?
E’ un naturale ‘scompenso del genio’, come spiega bonariamente Fedele ‘Fidel’ Confalonieri per giustificare le tante gaffe, le barzellette fuori posto, le battute sbagliate, i gestacci del Nostro (“anche Mozart, spiega Confalonieri, faceva le boccacce), oppure il presidente del Consiglio si dimostra un grande e attento comunicatore anche nell’uso di parolacce e corna?
Quel che è certo è che le sue gaffe rimarranno se non nella storia almeno nella cronaca della politica internazionale, in una sorta di memorabilia di anni nei quali personaggi come De Gasperi o Don Sturzo, Nenni o Togliatti avrebbero forse stentato a riconoscere la loro Italia.


Donne in regalo
24 febbraio 2009
: Berlusconi e Sarkozy, conferenza stampa a durante il vertice italo-francese che si è svolto martedì a Villa Madama. Parla il presidente francese, a un certo punto Silvio si avvicina e gli sussurra qualcosa all'orecchio. Sarkozy è imbarazzato. La misteriosa battuta suscita la curiosità dei media francesi. Il giorno dopo Canal + traduce il labiale di Berlusconi, ricostruendo le esatte parole. "Moi je t'ai donné la tua donna", avrebbe detto il Cavaliere mischiando le due lingue.
Scrive La Repubblica: "L'allusione all'italianità di Carla Bruni come fosse un bene da esportazione non è evidentemente piaciuta a Sarkozy. E neppure ai presentatori francesi che hanno costruito sulla gaffe una serie di ironie, assegnando a Berlusconi 'l'Oscar della volgarità'.".
Le parlamentari del Pd Anna Paola Concia e Donata Gottardi hanno deciso di sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio per i suoi ripetuti riferimenti allusivi "di disprezzo" nei confronti delle donne.
Spiegano le due deputate: "Denunciamo Silvio Berlusconi, in qualità di presidente del Consiglio dei ministri italiano, alla Corte europea di Strasburgo per violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, a causa delle continue e ripetute dichiarazioni di disprezzo sulla vita e la dignità delle donne. In Italia, a causa del Lodo Alfano, non è possibile denunciare il presidente del Consiglio alla magistratura".
Berlusconi si giustifica: non ho detto 'donna', ho detto 'Sorbona'.


Un soldato per ogni donna
25 gennaio 2009: Berlusconi ironizza di fronte all'ennesimo stupro: "Servono tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, non ce la faremmo mai...".
All'indignazione generale, risponde: "Il mio era un complimento alle ragazze italiane che sono alcuni milioni, io penso che in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell'umorismo". Della seria: era meglio se stava zitto...


L’abbronzatura di Obama

6 novembre 2008: Mosca, conferenza stampa congiunta con il presidente russo Dmitri Medvedev, al termine del vertice intergovernativo a Mosca. Berlusconi si dice convinto che Obama abbia tutto per andare d’accordo con Medvedev perché «è bello, giovane e abbronzato».
Una battuta sul colore della pelle che rimbalza in tutto il mondo, ma che il premier si affretta a difendere. Era solo «un complimento», una «assoluta carineria» dice il Cavaliere, che non si limita all’autodifesa. «Veramente c’è qualcuno che pensa che non sia stata una carineria? Se scendono in campo gli imbecilli, siamo fregati. Dio ci salvi dagli imbecilli».
Qualcuno insiste sulla gaffe? Il Cavaliere perde la pazienza: «Come si fa a prendere un grande complimento come una cosa negativa? Ma che vadano a... Se hanno anche il torto di non avere sense of humor, peggio per loro». Di fronte alle critiche che non si sopiscono, Berlusconi contrattacca assegnando la «laurea del coglione» a chi, come il Pd, ha sparato a zero su quel suo «abbronzato».

Venerdì 7, al termine della conferenza stampa di Bruxelles per illustrare le decisioni del Consiglio Ue straordinario, un giornalista dell'agenzia statunitense Bloomberg prende la parola e chiede testualmente a Berlusconi: "Presidente si rende conto che il suo commento su Obama è offensivo negli Stati Uniti? Perché non chiede scusa?"
Il premier in un primo momento risponde: "Mi fa piacere che ti sei messo anche tu nella lista di quelli che ho definito ieri... bene". (la lista è quella di giovedì, quella degli "imbecilli" ndr).
Alle insistenze del cronista sulle scuse da chiedere, il capo del governo italiano abbandona la conferenza stampa e replica: "Perché? ma dai, per favore... chiedi scusa tu all'Italia".
           
Il video su You Tube della conferenza stampa di Mosca

Il video su You Tube della conferenza stampa di Bruxelles

Le reazioni della stampa internazionale:
Il Messaggero: Berlusconi-Obama, sarcasmo e pregiudizio sulle tv Usa

L’International Herald Tribune


Berlusconi femminista
Aprile 2008: Spagna, il governo Zapatero ha una forte presenza femminile, ben nove ministri donna. E Berlusconi che fa? Se ne esce con questa frase «il presidente del consiglio se l’è voluta e ora dovrà domarle…».
Lui dirà che era una battuta, ma per tutta Europa si tratta della prima gaffe internazionale del Berlusconi Terzo. Una gaffe che ha provocato la reazione delle ministre spagnole.
La titolare delle Infrastrutture, la socialista andalusa Magdalena Alvarez, ha detto di ritenere che le parole di Berlusconi siano «un’offesa» per tutti i cittadini. «Probabilmente -ha detto ancora a proposito del leader del centrodestra italiano- non avrà mai questo problema, perché molte donne non vorrebbero lavorare con un politico che pensa questo delle donne. In molte di noi non entreremmo mai in un governo presieduto da Berlusconi».

berlusconi_putin_225Per una stampa libera e democratica
Aprile 2008: nella conferenza stampa congiunta tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, una cronista russa, Natalia Melikova, domanda al leader russo se siano vere le indiscrezioni sulla sua relazione con una ex olimpionica di ginnastica artistica. Prima che Putin –visibilmente contrariato- rispondesse , Silvio Berlusconi sorridente mima con le mani un mitra indirizzato verso la giornalista. Putin se ne accorge e annuisce.
La giornalista russa scoppia a piangere. In Russia negli ultimi dieci anni sono morti più di 200 giornalisti e quasi mai si sono trovati gli assassini.

Caio Silvio Berlusconi
6 aprile 2008: "Il mio latino é abbastanza buono: credo che potrei anche andare a pranzo con Giulio Cesare" (Silvio Berlusconi alla Bbc)

"Simul stabunt, simul cadunt" (Silvio Berlusconi, 21 novembre 1997. Ma il futuro del latino "cadere" è "cadent").

"La storia ci insegna che 'senatores probi viri'... e non dico il resto" (Silvio Berlusconi, Ansa, 19 marzo 2003. Purtroppo il detto latino è "senatores boni viri, Senatus mala bestia").

Mi sposo un miliardario
Marzo 2008: il Cavaliere offre un “consiglio da padre” in tv, su Rai2, a Perla Pavoncello giovane e carina precaria: «Contro la precarietà? Cerchi di sposare il figlio di Berlusconi, o qualcun altro del genere milionario, con quel sorriso se lo può permettere...».
Una battuta galante…

Rispetto dell’elettorato
Aprile 2006: "Ho troppa stima per gli italiani da pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i loro interessi" (Silvio Berlusconi, commentando la proposta della Cdl di abolire l'Ici sulla prima casa in caso di vittoria elettorale)

Sindrome cinese
Marzo 2006: "Mi accusano di aver detto più volte che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi" (Silvio Berlusconi durante un comizio elettorale a Napoli.

Romolo e Remolo
Marzo 2006: al vertice della NATO vicino Roma, Berlusconi racconta la storia della fondazione di Roma, ad opera di Romolo e ‘Remolo’
L’esilarante video su You Tube

Fioretti elettorali
Gennaio 2006: Berlusconi promette di astenersi dal sesso fino alle elezioni generali di aprile. "Grazie Padre Massimiliano" dice ad un predicatore televisivo che lo ha elogiato per la difesa dei valori della famiglia . "Cercherò di non deluderla e le prometto due mesi e mezzo di completa astinenza sessuale fino al 9 aprile".

Berlusconi e San Paolo
11 gennaio 2006
: "Paolo di Tarso era un grande filosofo greco" (Silvio Berlusconi a "Porta a Porta", in realtà San Paolo era un ebreo nato in Cilicia).

Alla faccia della crisi
Agosto 2005
: "Neanche l'economia va così male. Dalla mia villa ho una vista panoramica che si distingue anche quest'anno per i numerosi yacht... Nessuno può vantare più cellulari, più automobili, più televisioni degli italiani. Sapete quante delle nostre donne possono permettersi dei trattamenti di bellezza?” (Silvio Berlusconi in un'intervista a "La Stampa")

Berlusconi playboy
Giugno 2005: Berlusconi dichiara di aver usato il suo charme maschile per persuadere il presidente finlandese, Tarja Halonen, a lasciar cadere la richiesta del Paese di ospitare la nuova Authority europea sulla sicurezza alimentare.
"Ho dovuto ricorrere alle mie capacità di playboy, anche se era da un po' che non le usavo" dice. Protesta ufficiale dell'ambasciatore finlandese.

Leggende metropolitane
Dicembre 2003: Alla conferenza stampa di fine anno, Berlusconi supera se stesso: “Il conflitto d’interessi è una leggenda metropolitana...

Berlusconi vede lontano
Novembre 2003
: Berlusconi comunica: «La situazione in Iraq sta migliorando molto. Ormai l’Iraq sta andando verso la normalità e la democrazia».
Pochi giorni dopo, a Nassiriya, la guerriglia irachena fa strage di carabinieri italiani.

Antifascisti in vacanza (coll’olio di ricino e il manganello)
Settembre 2003: Intervista a puntate a due giornalisti dello Spectator. Berlusconi afferma che i giudici italiani sono «matti, mentalmente disturbati, antropologicamente estranei alla razza umana»; che Montanelli e Biagi l’hanno criticano perché «sono invidiosi di me»; e che «Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino».
Il presidente della Repubblica Ciampi esprime «piena fiducia nella magistratura», ricorda gli orrori del fascismo e rammenta che la Repubblica è nata dalla Resistenza.

L’alto concetto delle donne
Settembre 2003: Berlusconi parla a Wall Street e invita a investire in Italia dove «non ci sono più comunisti», ma in compenso «abbiamo segretarie bellissime».

Un baciamano islamico
Agosto 2003: Berlusconi partecipa alle nozze del figlio del premier turco e si produce in un baciamano della sposa che, essendo musulmana, è coperta di veli e non può essere neppure sfiorata. Imbarazzo ad Ankara.

Mitica: il kapò del Parlamento Europeo
2 Luglio 2003: "Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta girando un film sui campi di concentramento nazisti. La proporrò nel ruolo di kapò. Sarebbe perfetto" dice Berlusconi al presidente del gruppo del Partito socialista europeo, il tedesco Martin Schulz che l'aveva criticato nel corso della presentazione della presidenza italiana dell'UE di fronte al parlamento europeo.
Il video su You Tube

In fondo, cosa sarà mai la Costituzione?
Giugno 2003: "Tutti i cittadini sono uguali (davanti alla legge) ma forse il sottoscritto è un po' più uguale degli altri, visto che il 50 % degli italiani gli ha dato la responsabilità di governare il Paese" dice in un'udienza del processo per corruzione a Milano.

Vita da cani
Maggio 2003: "Ho una barca, ma negli ultimi due anni l'ho usata una sola volta per riportare la mia famiglia a casa. E non vado più nella mia casa alle Bermuda da circa due o tre anni... La mia vita è cambiata, la qualità è diventata terribile. Che lavoro tremendo" dice in un'intervista al New York Times.

Furbizie e legalità
Dicembre 2002: "I più svegli riusciranno sicuramente a trovare un secondo lavoro, anche non regolare" dice Berlusconi, incoraggiando i lavoratori licenziati della Fiat a cercare un lavoro in nero.

Il triangolo
Ottobre 2002: "Rasmussen non è solo un grande collega, ma anche il primo ministro più bello d'Europa" ha detto Berlusconi della sua controparte danese, Anders Fogh Rasmussen, in una conferenza stampa congiunta. "E' così bello che sto addirittura pensando di presentarlo a mia moglie", riferendosi ad un pettegolezzo secondo cui sua moglie aveva una relazione extraconiugale.

I morti non parlano
Settembre 2002: "In certi casi i pedalò sono utili. Nessuno (dei cadaveri, ndr) si è lamentato" ha risposto alla domanda sul perché la polizia avesse usato delle imbarcazioni a pedali per recuperare gli immigrati affogati.

berlusca_corna_200Memorabile: foto con corna
Febbraio 2002: durante una fotografia di gruppo, al termine di un vertice informale dell'Ue in Spagna, Berlusconi fa le corna dietro la testa di Josep Pique, ministro degli Esteri spagnolo.

Regolamento di conti
21 aprile 2001: Silvio Berlusconi sull'omicidio di Massimo D'Antona: il caso del consulente del ministero del Lavoro ucciso a Roma nel 2000 dalle Brigate Rosse, viene definito "un regolamento di conti interno alla sinistra".

Sedute spiritiche
7 Ottobre 2000: Nella trasmissione Porta a Porta, Berlusconi annuncia la sua ferma intenzione di andare a incontrare e abbracciare il papà dei fratelli Cervi. Bertinotti lo guarda basito e sconsolato, ricordandogli che Alcide Cervi è morto da molti anni.
Guarda la gaffe su You Tube.

Napoleone De Gaulle o Charles Bonaparte?
13 dicembre 1994:
"L'intendenza seguirà, come disse De Gaulle" (Silvio Berlusconi durante l'interrogatorio davanti al pool di Milano, 13 dicembre 1994. Peccato che il motto fosse di Napoleone Bonaparte).

Niente paura

matteo_ricciMa c’è ancora speranza per il PD? E la speranza da che cosa è data? Dall’elezione di un nuovo segretario? Dal cambiamento di linea politica? Dalle personalità nuove che emergono sul territorio? Da un risultato positivo alle prossime elezioni amministrative ed europee?

Il PD l’ho vissuto per più di un anno da un osservatorio privilegiato: lavorando in direzione nazionale nello staff di Walter Veltroni. E da Roma ho spesso rivolto lo sguardo alla mia zona, la provincia di Pesaro Urbino, con la curiosità di chi, pur non vivendo lì, coglie -proprio da dove è partito- quei fermenti, quegli stimoli di cui il PD ha bisogno.

C’è un giovane protagonista della vita politica provinciale che forse non ha avuto le luci della ribalta che s’è meritato Renzi a Firenze, ma che rappresenta a mio avviso quelle tensioni, quello spirito di novità e di impegno che furono prima del Lingotto, poi delle primarie dell’ottobre 2007. Matteo Ricci ha 34 anni, è il segretario della Federazione del Partito Democratico di Pesaro Urbino, ed è candidato alla presidenza dell’Amministrazione provinciale.

E’ uno che viene dalla gavetta? Sì e no. Sì, perché s’è fatto da solo, cresciuto alla ‘scuola’ politica del senatore Palmiro Ucchielli, uno dei pochi dirigenti politici che, con lungimiranza, ha fatto crescere una vera classe dirigente, senza soffocarla. No, perché non è il classico funzionario di partito che vive solo nelle stanze delle riunioni.

Oggi il Pd di Pesaro e Urbino è uno dei più giovani d’Italia, sia per età sia per innovazione. La formula della Festa Democratica in centro storico –tanto per citare un esempio- è una creatura pesarese, ideata da Ricci e corroborata dalla capacità organizzativa e creativa di Marco Marchetti, il responsabile dell’Organizzazione del partito.

Matteo Ricci incarna quelle qualità che il PD dovrebbe avere per attrarre consenso e far sì che il partito metta solide radici nel territorio. E non grazie a una prassi politica dove dominano il nepotismo, il clientelismo, il familismo, ma in forza di un progetto innovatore e riformista che rifugge l’urlo della piazza o l’indignazione di chi deve preoccuparsi soltanto di avere un pugno di voti in più, poiché l’obbiettivo vero è quello del governo della cosa pubblica, fatto in nome di un interesse generale che non soffochi le individualità, ma anzi esalti i talenti di cui ciascuno è dotato e li faccia crescere, li valorizzi.

Matteo ha scelto per la sua campagna elettorale una formula semplice e forte: girare il territorio, comune per comune (e nella piccola provincia marchigiana di comuni ce ne sono ben 67), a volte quartiere per quartiere, ha incontrato imprenditori, amministratori, lavoratori delle fabbriche, cittadini comuni. Sta facendo un discorso nuovo che piace e convince.

Nel sito www.matteoricci.org è documentato l’intenso lavoro avviato, e gli slogan scelti per spiegare il senso di questa storia politica ben testimoniano la novità di un messaggio che non è legato ai vecchi schemi della politica. “Niente paura” ci dice Matteo.
Niente paura perché è con la fiducia nel futuro che si governa, che si cresce. Niente paura, perché di fronte alle insicurezze quotidiane –da quelle economiche a quelle delle libertà individuali- la risposta non può essere barricarsi in casa, ma ritrovare la voglia del fare e del pensare sentendo che si appartiene a una comunità solidale, dove ciascuno riconosce l’altro per ciò che è, non per la tessera di partito che ha in tasca o per il conto corrente in banca.

Questo spirito credo che sia in sintonia con una terra, quella di Pesaro Urbino, un po’ Romagna e un po’ Marche, che ha fatto dell’ottimismo e dell’appartenenza le sue armi vincenti. Attenzione: non l’ottimismo superficiale e presuntuoso di chi si sente il primo della classe, ma quello umile, e modesto, di chi sa guardare avanti e di chi sa mettersi in gioco; e non l’appartenenza come cifra di chiusura verso chi non è della comunità, ma come condivisione di valori, primi fra tutti la libertà, la tolleranza, l’integrazione e il rispetto di chi è straniero, l’apertura a nuove strade e nuove idee.

La lezione che il PD nazionale può trarre da questa piccola ma significativa esperienza, l’ha spiegata lo stesso Ricci in una intervista rilasciata al Resto del Carlino lo scorso 18 febbraio. “'Il Pd nazionale –ha dichiarato Ricci- deve assomigliare molto di più al Pd pesarese per ottenere risultati positivi (…) qui siamo riusciti a fare quello che a Roma non riescono; il Pd è unito; l’alleanza di centrosinistra si farà; otteniamo riscontri positivi anche da un settore dell’elettorato che alle politiche vota centro destra”.
E ancora: “Sto incontrando tanta gente nel mio tour e recepisco il riconoscimento di una tradizione di buongoverno locale e, soprattutto, la conferma che il nostro gruppo dirigente ed il nostro progetto hanno grande credibilità”.

Sei stata violentata? Carcere e frustate in nome di Allah

arabia_saudita_donna__314Violenza sessuale e pena di morte: un abbinamento delitto-pena molto diffuso nei paesi islamici. Eppure la pena capitale -prevista per una lunga serie di casi (dalla conversione religiosa alla stregoneria, dalla omosessualità all'omicidio...) riservata agli aggressori, non salva la vittima né dagli aggressori né dalla giustizia coranica.
L'episodio lo racconta un articolo pubblicato il 14 febbraio 2009 dall'agenzia di stampa Asia News. A Jeddah, in Arabia Saudita, una donna è stata violentata dal 'branco'. Eppure in carcere è finita lei, condannata -oltre che alla reclusione- anche a cento frustate. Secondo il giudice -che ha applicato la legge islamica- la donna è colpevole di adulterio e di aver accettato un passaggio in macchina da uno sconosciuto. In seguito allo stupro è rimasta incinta e continuerà la gravidanza in carcere. Le cento frustate le saranno inferte dopo la nascita del bambino.
A margine osservo che la difesa della maternità è curiosamente uno standard di teocrazie e dittature: è rimasta nella mia memoria di ragazzo una delle ultime condanne a morte comminate dal generalissimo Francisco Franco, nella Spagna pre-democratica. Riguardava una giovane 'terrorista', incinta. La gravidanza fu portata al termine, il parto si concluse felicemente, e la madre fu impiccata.

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Jeddah (AsiaNews/Agenzie)- Vittima di una violenza carnale in seguito alla quale è rimasta incinta, una donna saudita di 23 anni è stata condannata a un anno di galera e a 100 frustate. A darne notizia è il quotidiano saudita Saudi Gazette, secondo il quale il giudice ha punito la donna perché colpevole di “adulterio”, avendo accettato “un passaggio in macchina da uno sconosciuto”. L’uomo ha abusato di lei tutta la notte insieme ad alcuni amici.

La Corte del distretto di Jeddah ha emesso la sentenza dopo che la donna, nubile, ha “confessato di aver avuto un rapporto sessuale forzoso con un uomo che le ha offerto un passaggio”. Secondo il racconto della giovane, egli l’ha condotta in una casa di riposo a est di Jeddah e, insieme ad altri quattro amici, ha abusato di lei per tutta la notte.

In seguito allo stupro la donna è rimasta incinta; quando si è recata all’ospedale militare King Fahd Hospital per abortire era già di otto settimane. Secondo il giudice la donna è colpevole di “adulterio” – pur non essendo sposata – ed è stata condannata a un anno di prigione.

Le cento frustate verranno scontate al termine della gravidanza; il nascituro prenderà il cognome della madre.
In Arabia Saudita alle donne non è permesso guidare e possono andare in macchina solo se accompagnate dal marito o da un familiare. Nei giorni scorsi la principessa saudita Amira al-Tawil, moglie del principe Al Walid Bin Talal, aveva rivendicato il diritto di guidare per tutte le donne del Paese.

Il sito dell'agezia Asia News

L’esercizio del potere


Due testi fondamentali per capire le dinamiche del potere: Il Piccolo Principe e L’arte della guerra

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da Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry:


"Sire, su che cosa regnate?"
"Su tutto", rispose il re con grande semplicità.
"Su tutto?"
Il re con un gesto discreto indicò il suo pianeta, gli altri pianeti, e le stelle.
"Su tutto questo?" domandò il piccolo principe.
"Su tutto questo…" rispose il re.
Perché non era solamente un monarca assoluto, era un monarca universale.
"E le stelle vi obbediscono?"
"Certamente", gli disse il re. "Mi obbediscono immediatamente. Non tollero l’indisciplina".
Un tale potere meravigliò il piccolo principe. Se l’avesse avuto lui, avrebbe potuto assistere non a quarantatré, ma settantadue, o anche a cento, a duecento tramonti nella stessa giornata, senza dover spostare mai la sua sedia! E sentendosi un po’ triste al pensiero del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardò a sollecitare una grazia al re:
"Vorrei tanto vedere un tramonto… Fatemi questo piacere… Ordinate al sole di tramontare…"
"Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?"
"L’avreste voi", disse con fermezza il piccolo principe.
"Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare", continuo il re. "L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli".
"E allora il mio tramonto?" ricordò il piccolo principe che non si dimenticava mai di una domanda una volta che l’aveva fatta.
"L’avrai il tuo tramonto, lo esigerò, ma, nella mia sapienza di governo, aspetterò che le condizioni siano favorevoli".
"E quando saranno?" s’informo il piccolo principe.
"Hem! Hem!" gli rispose il re che intanto consultava un grosso calendario, "hem! hem! sarà verso, verso, sarà questa sera verso le sette e quaranta! E vedrai come sarò ubbidito e puntino". (…)


Da L’arte della guerra, Sun Tzu:

Strategie di attacco
(...) Perciò ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere, quello è il trionfo massimo. (…)

La forma
(...) Vincere una battaglia universalmente considerata difficile non è vera abilità (...)
La vera abilità consiste nel vincere chi si può battere facilmente. (…)
Poiché si vince chi è già sconfitto. (...)

Il pieno e il vuoto
(...) Ora, la forma dell'operazione militare è come quella dell'acqua.
L'acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso.
L'operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto.
Come l'acqua adegua il suo movimento al terreno,
La vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico.
L'abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma immutabile. (...)



Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry, Bompiani 2008
L'arte della guerra, Sun Tzu, edizione Oscar Mondadori

Una giornalista oltre il confine

amira_haas_320Donne d'Israele: Amira Haas

Questo articolo, firmato da Daniela Gross, è tratto da una delle newsletter più interessanti pubblicate in questo momento in Italia: l'Unione Informa, curata dall'Ucei, l'unione delle comunità ebraiche italiane. Amira Hass è una famosa giornalista israeliana (in Italia è possibile leggere il suo diario su Internazionale) non certo tenera verso lo Stato di Israele, critica da sempre verso l'occupazione, ma non per questo censurata dalla democrazia israeliana. A quando una Amira Hass palestinese che rifletta sugli errori e sui crimini di Fatah e di Hamas?


Sono abituata a essere considerata impopolare. Per me non è un problema. Molti israeliani mi considerano una traditrice, ma altri mi leggono con interesse e si sentono solidali con le opinioni che esprimo”. Amira Hass, prima e unica giornalista israeliana a vivere a Gaza e in Cisgiordania, ha uno stile diretto e pungente. Anche quando le domande entrano nel vivo della sua esperienza personale. Non teme per se stessa? le chiede l’intervistatore. E lei, serafica, “sono abituata”: “credo che fare il giornalista significhi sorvegliare i centri di potere, osservare da vicino come vengono applicate le politiche dei governi e se rispettano nei fatti ciò che hanno promesso i governanti”.

A 53 anni Amira Hass è una delle voci più note e discusse dal Medio Oriente, conosciuta in Italia soprattutto per il suo diario sul settimanale Internazionale. Nata a Gerusalemme, figlia di due attivisti comunisti bosniaci sopravvissuti alla Shoah, scrittrice e giornalista di Ha’aretz, inizia le sue corrispondenze dai territori nel ’91. Due anni dopo si sposta nella Striscia di Gaza dove vive per un paio d’anni per approdare nel ’97 a Ramallah. Da qui racconta in presa diretta lo scoppio della seconda intifada.

La sua è una scelta controcorrente, vissuta con coraggio e grande semplicità. “Come giornalista – spiega - mi occupo di questioni palestinesi. Quindi sentivo che per fare bene il mio lavoro dovevo vivere lì”. Ma la decisione di varcare quel confine non risponde solo al senso profondo di un’etica professionale. E’ un’opzione civile e politica. “Io – dice - sono una donna di sinistra, figlia di ebrei russi e comunisti. Mia madre è scampata all’Olocausto e ritiene che l’occupazione straniera di un territorio sia sempre sbagliata. Sono, dunque, stata educata nel principio dell’eguaglianza, che è un principio dell’ebraismo, per questo ho deciso di vivere tra i palestinesi”.

Abito a Ramallah – continua - ma sono una privilegiata: con l’auto raggiungo Tel Aviv in un’ora, mentre per un palestinese ci vogliono cinque o sei ore, quando va bene. Un altro enorme privilegio è avere l’acqua. Per i palestinesi c’è il razionamento e perfino il diametro dei tubi che la trasporta è molto più piccolo”.

Le sue cronache non risparmiano né gli israeliani né i palestinesi. Amira Hass narra la progressiva militarizzazione dell’intifada, l’affermarsi dei fondamentalismi, gli scontri tra i diversi gruppi armati, la corruzione della leadership palestinese. E poi l’inasprimento dell’occupazione, le violazioni dei diritti umani e la grande povertà che minaccia d’inghiottire i villaggi e dei campi palestinesi. Le sue critiche le attirano molti attacchi, anche da parte delle autorità d’ambo le parti.

Ma Amira evita toni da vittima o da prim’attrice. La sua scelta di vivere al di là della linea verde, sostiene, in Israele suscita in fondo “una sorta d’indifferenza”: “gli israeliani non vogliono sapere”, “ai lettori israeliani non importa dei reportage accurati da Gaza. Da Gaza gli interessano solo le notizie su Shalit”. La voce sommessa di questa donna dal volto serio e intenso, incorniciato dagli immancabili occhiali, riesce però in questi anni a disegnare nel concreto la realtà quotidiana e dolorosa di due popoli così vicini e così lontani.

Nelle sue cronache s’intrecciano le vite d’amici e conoscenti: Abu Yussef rifugiatosi in Norvegia e Nir nato in un kibbutz, Muna e le amiche israeliane. E poi il thè alla menta dei pomeriggi sereni; gli ulivi nei campi palestinesi tagliati dagli israeliani (con “i rami amputati come se stessero implorando aiuto”); la costruzione della nuova superstrada israeliana e l’eterna attesa degli abitanti di Gaza (“Aspettare i pezzi di ricambio di elettrodomestici e automobili; aspettare elettricità, acqua e gas; aspettare che apra il varco di frontiera per portare fuori le fragole; aspettare che Israele autorizzi una spedizione umanitaria delle Nazioni Unite. Ormai i palestinesi non fanno altro”).

A marzo dello scorso anno, stanca e delusa da una situazione politica che sembra in stallo totale, Amira Hass sceglie di fermarsi e prende un’aspettativa dal suo giornale. “Una pausa quanto mai necessaria, dopo quindici anni di cronache sull'occupazione – spiega su Internazionale - A mettermi ko non è stata solo l'indubbia fatica di tanti anni di lavoro. La cosa peggiore è sempre stata il profondo divario tra la gravità di quello che scrivevo e la generale indifferenza dimostrata dal lettore israeliano medio. È logorante rendersi conto che le parole non cambiano niente”.

Ma lo stacco dura molto poco. Qualche mese e le tensioni in Medio Oriente di nuovo salgono a livelli di guardia. Amira decide di tornare sul campo e di riannodare il filo del suo racconto. Riesce a raggiungere Gaza con una delle navi umanitarie che a novembre forzano il blocco. Alla fine del mese è espulsa, per “motivi di sicurezza”. “Ad Hamas – commenta lei - non interessa dei lettori israeliani”. Addolorata per le tante storie che avrebbe voluto raccontare, Amira Hass però non molla. E riprende la sua cronaca, questa volta dal fronte doloroso di una guerra.

Daniela Gross

Contro l'astrazione

p_k_feyerabendColloquio con Paul K. Feyerabend- (dall'intervista "I pericoli dell'astrazione" - Roma, abitazione Feyerabend, venerdì 15 maggio 1992)

Professor Feyerabend, lei è un acerrimo nemico delle astrazioni filosofiche. Tuttavia non si può negare che l'approccio astratto alla realtà sia stato coronato anche da grandi successi

Certo: ma successo per chi? e in quale area? Per esempio, l'approccio astratto non ha prodotto il risultato di rendere la gente più affettuosa, non ha fatto sì che si uccida di meno, e neanche ha reso la gente più civile, nel senso di renderla più rispettosa dei diritti altrui. Questo è il secolo in cui si è ammazzata un sacco di gente, il secolo che apparentemente è il più avanzato dal punto di vista scientifico e che all'improvviso vede il ritorno di una forma scoperta di barbarie.

Così, per un certo verso, questo approccio astratto non ci ha dato qualcosa di veramente molto importante. Naturalmente, con l'approccio astratto abbiamo ottenuto molte informazioni che prima non avevamo; l'approccio astratto ci ha suggerito come sviluppare la tecnologia, cioè una cosa che non avevamo prima. Ciò significa che oggi abbiamo nuove conoscenze, che possiamo costruire nuove macchine, il che a sua volta significa - se consideriamo la cosa con attenzione - che abbiamo nuove possibilità di scelta.

La domanda è: queste nuove conoscenze sono utili, o no, per i nostri fini? Le si può trascurare? Poiché c'è sempre una enorme quantità di informazione attorno a noi, se cerchiamo di imparare ogni cosa non giungeremo mai a nulla: dobbiamo compiere una scelta, dobbiamo operare delle selezioni. E che cosa selezioneremo? Naturalmente, se ci troviamo all'interno della tradizione occidentale, selezioneremo l'informazione scientifica, ma come risultato di un atto di scelta. Ora, il fatto che qui sia implicato un atto di scelta, il fatto che si traggano risultati dalle scienze piuttosto che da qualche altra cosa, viene mascherato dal modo in cui gli scienziati presentano i loro risultati. Non solo gli scienziati ma anche i loro rappresentanti in aree culturali più vaste: filosofi, giornalisti, e così via. Costoro dicono: "Noi non solo offriamo informazione, diciamo anche che cosa è reale." Il loro assunto di base è che c'è una realtà che esiste indipendentemente dalla ricerca scientifica, è che gli scienziati - o le persone che usano l'astrazione - hanno trovato il modo giusto di descrivere la realtà, e che perciò quell'informazione deve essere presa in considerazione perché in fin dei conti noi siamo parte della realtà, viviamo nella realtà, e quindi dovremmo conoscerla.

Senonché questa inferenza è del tutto ingiustificata: abbiamo, certo, informazioni che ci aiutano dal punto di vista pratico, ma da questo non consegue che l' informazione sia vera in senso assoluto.

Molte vecchie teorie conservano la loro utilità; per esempio, se lo scopo è di effettuare previsioni approssimative, è possibile usare la vecchia idea che la terra sta ferma e che tutti i pianeti le girano attorno in epicicli - se si scelgono le condizioni iniziali giuste, questa idea darà i suoi frutti. Oggi abbiamo la fisica delle particelle elementari, e anche, in generale, la teoria quantistica. Ma se non vogliamo sapere nulla delle particelle elementari o della chimica, o delle proprietà fisiche delle sfere, e così via, possiamo usare la vecchia meccanica. Perciò, il fatto che qualcosa sia utile non significa che sia anche vera e che abbia a che vedere con la Realtà; e il fatto di trovare qualcosa attraverso l'astrazione non significa che quel che si è trovato stesse là, nel mondo, prima che si cominciasse a fare astrazioni.


Quali sono i pericoli dell'astrazione?

La risposta è già contenuta in quanto ho detto. Se ad esempio si assume insieme con Parmenide - uomo di astrazione tra i più radicali- che il mondo, così come è, è un blocco solido che non cambia mai, allora si svaluta la vita umana, perchè la vita umana è piena di cambiamenti. Si è portati a dire che la vita umana è qualcosa di secondario, a cui non bisogna fare molto caso.

Ovviamente si può decidere di cambiare questo punto di vista - è quanto fanno alcuni buddisti e altri - ancora, ma dovrebbe essere una questione di scelta. Quanto influente sia ancora Parmenide al giorno d'oggi, lo si vede bene leggendo Einstein. C'è una raccolta di lettere scritte da lui ad uno dei suoi pochi amici personali che siano restati per lungo tempo suoi amici, Michel Bessot. In particolare mi riferisco alla lettera in cui Einstein scrive alla moglie di Bessot, perchè Bessot era appena morto, dove Einstein dice: "per noi scienziati tutti questi eventi, come vivere e morire, sono solo illusioni, noi sappiamo che la realtà è stabile e non muta".

Ebbene, se consideriamo la nostra vita come un'illusione, reagiremo in modo molto meno aggressivo ad avvenimenti che si svolgono nel quadro di questa illusione, come l'uccisone delle persone, e così via; se invece consideriamo queste cose come reali, allora reagiremo ai pericoli in modo più aggressivo, con più grinta. Se si sostiene un punto di vista di un certo tipo sulla realtà, si corre il rischio di rovinare la vita umana, la nostra vita, quella dei nostri cari e così via.

Tratto da Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche- RAI

Juden Raus!

yellow_star_jude_painting_297Un gruppo armato ha fatto irruzione nella sede dell'Asociacio'n Israelita de Venezuela (AIV)a Caracas, provocando danni nella principale sinagoga del Venezuela. Lo denuncia il vice presidente dell'associazione ebraica, David Bittan, precisando che la profanazione del luogo sacro e' avvenuta la notte scorsa. Sono stati distrutti libri ed oggetti sacri e sulle pareti interne ed esterne della sinagoga sono state scritte frasi antisemite, come "fuori, morte a tutti" o "morte ad Israele".

Questo il testo battuto sabato 31 gennaio dall'agenzia di stampa Adnkronos. Nel regno di Ugo Chavez questo non è, purtroppo, l'unico episodio di antisemitismo e la storica Anna Foa lo sottolinea oggi nell'articolo pubblicato dalla newsletter dell'Ucei "L'Unione Informa". Eccone la versione integrale (corsivi e grassetti sono miei):

"La sinagoga più antica di Caracas devastata in un'incursione di gruppi armati durata per ore, senza alcun intervento da parte della polizia. Israele che accusa il Presidente Chavez di essere all'origine dell'antisemitismo dilagante. Gli ebrei venezuelani, e tra loro i figli e nipoti di quegli ebrei austriaci che avevano trovato rifugio in Venezuela nel 1938, che emigrano sempre più man mano che crescono i segnali di un antisemitismo di Stato, organizzato dal potere: individuazione degli ebrei, pubblicazione dei Protocolli, attacchi di Chavez ai sionisti e agli ebrei.

E' questo che distingue l'antisemitismo da altri episodi e stati d'animo gravi e inaccettabili, ma non altrettanto pericolosi. Le orrende manifestazioni anti-israeliane e antisemite in Europa non hanno avuto l'appoggio dei governi. Se un poliziotto suona alla porta di qualcuno all'alba, non è perché è un ebreo, ma perché è sospettato di un crimine. Il razzismo non è di Stato, anche se può avere complicità e condiscendenze. Ma i ragazzi che hanno dato fuoco a Nettuno ad un indiano per puro divertimento (ma qual è la differenza col razzismo, in questo caso?) sono stati arrestati.

L'antisemitismo non è di Stato, in nessun paese della nostra Europa. La democrazia, per quanto ne critichiamo le insufficienze, è un ostacolo e un rimedio  all'antisemitismo, al razzismo, alla perdita dei diritti, all'incitamento all'odio. L'unico rimedio reale. Per questo non dobbiamo confondere e fare di tutt'erba un fascio, dalle affermazioni antisemite che vediamo intorno a noi alle violenze dell'antisemitismo di Stato del governo dittatoriale e populista di Chavez. Altrimenti, non saremo in grado di vedere i veri pericoli, e di aiutare quegli ebrei che si trovano esposti alla violenza senza nessuna protezione".

Anna Foa, storica